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Ho pensato che forse la creatività nasce anche così.Da una mamma, una buona mamma che ti mette in posa e ti fa conoscere il gusto per la messa in scenaDavid Lachapellepublished by Matteo Simonetti  Mia madre era un'operaia, una cameriera, una rifugiata. arrivata in America dalla Lituania Ma soprattutto era un'artista E aveva un pallino, amava fotografare. E noi. io e mia sorella, eravamo gli unici soggetti che aveva sotto-roano. Ma non ha mai fatto foto di famiglia, la noslra vita normale non le interessava. Inventava storie, laboriosi set fotografici. E' da lei che penso di aver appreso il piacere del colore, del gioco, la costruzione un po' barocca che si ritrova nelle mie fotografie. Anche se lei non ama molto quello che laccio, il perché in fondo non l'ho mai capito. Nel week end la nostra casa si trasformava, e noi con lei. Dovevamo indossare vestiti strani e ci pettinava i capelli in un modo ancora più strano.
Tutto era costruito. E poi dovevamo sorridere, stare fermi ore e ore in una certa posa, spesso molto teatrale, fino a che lei scattava. A poco a poco la casa si riempiva di queste foto, che lei raccoglieva in alcuni libri, che difen-deva dal disordine domestico nel quate vivevamo. C'era-no un sacco di questi libri a casa nostra1 É strano che questa storia mi sia tomaia in mente la prima volta che sono andato a Poma in occasione della mia prima gran-de mostra internazionale, sette anni fa al Palazzo delle Esposizioni Di mio. rispetto alla fotografia, ho aggiunto il fallo che non mi piace essere inutilmente scioccante. Di cose brutte già ce ne sono tante, basta guardare i giorna- li. C'è bisogno di altri orrori? Non penso. Preferisco es- sere sognante, colorato Ogni artista deve scegliere da che parte stare.
A volte trovo la bellezza in cose che la gente trova brutte, ma con la fotografia si può cambiare la realtà. Amo il co- lore, la danza sopra ogni cosa, in modo istintivo Ho foto- grafato tanti danzatori, il mio primo lavoro era su di loro e spesso nelle mie foto i personaggi sembrano danzare É una coreografia vivente che ritorna sempre Per questo ho fatto un film. Rize. che racconta la storia di alcuni ballerini. Anche se si tratta di ragazzi un po' speciali, che usano il ballo per non entrare nelle gang dei ghetti di Los Angeles e che con questa specie di danza, velocissima e colorala, riescono a trovare la loro identità di gruppo. Ma c'è un altro fatto che mi attira molto: la vita del danzatore è brevissima, c'è tanto lavoro di preparazione per andare in scena in quel momento, per raggiungere quel passo preciso Un po' come avviene nella fotografia Tanto lavo- ro, e lutto si gioca in un attimo, in un clic. D La repubblica delle donne. N.527 2 Dicembre 2006
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