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2. Un campo allargato.Denys Rioutpublished by Matteo Simonetti  A partire dagli anni sessanta, l'impiego della nozione di avanguardia tende a sfumare, per poi scomparire dall'attualità. Contestualmente, il campo delle "belle arti", comprendente soprattutto la pittura e la scultura, si apre sempre più all'influenza di altri mezzi e altre espressioni artistiche, che concorrono alla formazione di una nuova categoria concettuale, quella delle "arti plastiche", infinitamente più comprensiva e inclusiva al proprio interno anche delle discipline legate alle "belle arti".
Tale evoluzione.....assume proporzioni senza precedenti quando arti e tecniche finora estranee alle "belle arti" entrano a far parte del loro universo. Gli happening, imparentati col teatro, la smaterializzazione dell'oggetto artistico, l'utilizzo del video e della fotografia, la presenza massiccia del linguaggio o dell'uso del corpo dell'artista come supporto dell'opera insieme ad ulteriori manifestazioni dell'espansione potenzialmente illimitata che caratterizza l'universo delle arti plastiche, promuovono l'avvento di un periodo nuovo. L'arte contemporanea - la denominazione ha sostituito quella di arte moderna, o d'avanguardia - si inscrive sostanzialmente sotto il segno del postmoderno, nozione fluida a proposito della quale tutti i commentatori concordano su un punto: essa sanziona la morte dei "grandi miti", una constatazione che accompagna inevitabilmente quella della "fine delle ideologie"
Immersi in un presente come questo, è facile riconoscere che il passato, con i suoi campi ben delimitati e le sue cittadelle teoriche, aveva sicuramente degli inconvenienti ma agevolava il compito dei vari protagonisti interessati al dibattito artistico. Costretti a prendere posizione, potevano liquidare interi capitoli dell'opera creativa dei meno ispirati tra i contemporanei, perchè erano provvisti di certezze e dotati di argomenti tagliati su misura, anche se il loro taglio grossolano era fonte di guasti - in fondo il loro scopo era proprio questo. Di più. Dopo la fine delle avanguardie e la scomparsa dei termini di riferimento tecnici,anche i termini di riferimento stilistici si confondono. In occasione di un'intervista pubblicata nel 1963, Andy Warhol dichiara: "Come si può affermare che uno stile vale più di un altro? La prossima settimana vorrei poter essere un espressionista astratto, o un artista pop, o un realista, senza avere la sensazione di avere rinunciato ad alcunchè."
Beninteso, non dobbiamo allarmarci per questa rivendicazione di libertà favorita da una ritrovata tolleranza, anche se essa può facilmente condurre a un relativismo privo di interesse, dove tutto sembra andare, se non per il meglio, almeno verso il meglio nel migliore dei mondi dell'arte possibile, il nostro.
....L'esistenza delle arti plastiche - il nuovo paradigma - è oggi un fatto scontato, e nessuna cornice esterna può, a priori, circoscriverne i contorni. Tutto può diventare arte, ma non a qualunque condizione. Nel 1966, molti artisti avrebbero potuto sottoscrivere questa dichiarazione di Donald Judd: "Se uno afferma che il suo lavoro fa parte dell'arte, allora è arte?".
La convinzione dell'artista resta determinante ma il corpo sociale esige a buon diritto argomenti ben altrimenti convincenti. Tutti coloro che hanno oggi il compito dì decidere a nome del pubblico che cosa è e che cosa non è arte lo sanno bene. Quanto al pubblico in sé, quando non si disinteressa dei problemi dell'arte contemporanea, appare in molti casi smarrito, e più di uno storico dell'arte moderna condivide i suoi sentimenti di incertezza. Io faccio parte di questo gruppo.
Contrariamente a certi specialisti del duello a oltranza, preferisco adottare l'atteggiamento del giudice Waite, e sono propenso non tanto a pronunciare un verdetto che interesserebbe soltanto me quanto ad ascoltare le ragioni degli uni e degli altri. Arte del ventesimo secolo - protagonisti, temi, correnti - Piccola biblioteca Einaudi
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