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INTERVISTE PerugiArte Contemporaneamade by Luigi Mercanzin Partiamo così, “a proiezione iniziata”. Si contempla l'importanza della Fioretto per la città e per i primi passi di Perugi nel collezionismo... (...)sta sulla breccia per trent'anni [ la galleria Fioretto], passando attraverso delle mutazioni... Io mi ricordo ancora, non ero nemmeno collezionista, ho visto dei Maccari da lei. Poi è passata per il periodo della scultura; verso la fine degli anni '80 ha avuto anche dei pittori di un certo livello, secondo me: Lorini, De Pascale... È legata a un mio ricordo da collezionista tra i più belli: io e mia moglie quando siamo andati da lei ci ha fatto vedere questo magazzino... e ci siamo innamorati di due enormi quadri degli artisti che ho poc'anzi citato. Li abbiamo acquistati ché, ovviamente, costavano poco... Ed è stato forse una delle cose più belle. Io poi ho preso dei lavori decisamente più importanti, non costosi perché non avevo soldi, ma più importanti... Però mi ricordo che mi aveva dato una grandissima soddisfazione. Quindi le voglio bene anche per questo. Se non avessi avuto certe sensazioni che la Fioretto mi ha dato probabilmente non avrei aperto la galleria. Quindi è anche merit... Io non sono un buonista. Facevo il direttore del personale in un'azienda, quindi io sono uno di quelli cattivi, con la bava alla bocca se non vede sangue; però certe cose bisogna ammetterle, insomma... ecco quindi che la Fioretto è essenziale per un excursus buono su questa città... poi c'è da valutare se parlare o meno di una città come Padova, ma questo è un altro discorso... Esatto! (...) mi avete detto – abbiamo preso in considerazione delle gallerie di Padova... Sì, certo, per iniziare in maniera relativamente più semplice. A Padova voi sapete che non... cioè non è vero che non esista: non esiste il contemporaneo perché su Padova noi abbiamo una latitanza totale, completa, da parte delle istituzioni pubbliche. In maniera assai buffa però a Padova ci sono delle situazioni molto strane, particolari, sul contemporaneo... Io faccio fiere internazionali e sono abbastanza conosciuto; la Estro è come me, non fa le fiere internazionali però è come me; la Fioretto idem; da poco è nata questa nuova fondazione [March]... non è tanto per la Ferri che è una cara ragazza, ma deve ancora dimostrare qualcosa... Sacco è uno con le palle! A mio avviso anche lo stesso Vecchiato tutto sommato si difende, non tanto perché continua ad aprire gallerie su gallerie (però abbiamo avuto De Chirico, abbiamo avuto Basquiat e una serie di... non certo i cinesi, voglio dire, ma una serie...); secondo me lui ha la sindrome del mercante, mentre invece io non credo di essere un mercante, ma sono convintissimo che sono i mercanti a fare la struttura del mercato. Se non ci fossero i mercanti, i buoni mercanti, io non ci sarei. (...) Loro [i critici] rappresentano una parte dell'arte contemporanea; sono gli alfieri di una situazione molto particolare, tutta italiana. Sono i miei avversari se vogliamo; io sono molto eretico da questo punto di vista per le scelte che ho fatto. Loro rappresentano il Potere, sono gli alfieri del Potere, vengono pagati dal Potere. Per Potere intendo quelle 4-5... 7-8 gallerie “egemoni”... Umh... No, ma son cose buffe queste. Però quando tu fai una mostra pubblica importante, oppure partecipi a un premio... vincono sempre gli stessi artisti, legati a determinate gallerie e a determinati critici e non è questione di pastetta, è un fatto di sensibilità. Se Guido Bartorelli diventasse direttore della Biennale, allora io sarei il De Carlo della situazione. È un fatto di sensibilità... chiaro che il Potere ha sempre delle radici, ha delle situazioni economiche cristallizzate, ma io adesso mi soffermo soltanto a un fatto estetico, di sensibilità. La grandezza di determinate persone, De Carlo - leggi De Carlo - che viene da Padova anche lui... (quando era giovane io lo picchiavo, gli davo un casino di botte)... Allegramente! Eeeeh... La sua grandezza è stata quella di legarsi a critici come Pietrantonio, Vettese e Bonami che poi hanno rappresentato quell'ombrello protettivo di tutta una serie di artisti e di operazioni che al di là di Chiasso non vanno. Però in Italia sono importanti. (...) [l'ombrello dei collezionisti] l'ombrello di cui parlavo prima è un ombrello del tipo: io collezionista devo spendere dieci - ho solo dieci – meglio che prenda un'artista che vince il premio .... o Stefano Calligaro che non è nessuno? Questo è il ragionamento. E come si crea questo? Si crea, appunto, con tutto un sistema in cui i premi vengono vinti dalle stesse persone, le mostre pubbliche vengono fatte dagli stessi artisti, sui giornali parlano... ma io vi posso dire delle cose allucinanti; una Vettese che fa una recensione parlando di una terribile mostra – su questo aveva ragione – sulla street art del comune di Milano, fatta da Riva al PAC, e poi parla di New York dove a dicembre c'è stata un'importantissima mostra sullo stesso tema, dove c'erano 45 artisti di tutto il mondo, e si è dimenticata di dire che Davide Zucco, italiano, era uno di questi. Uno dice – vabbé una svista, non è la prima volta. Ma la cosa più divertente è che Zucco è uno dei suoi uomini, nel senso che lei è la presidentessa della Fondazione Bevilacqua La Masa, fondazione che ha dato lo studio per quattro anni a Davide Zucco... Rivediamo meglio i suoi inizi. Dicevo che ho cominciato come collezionista, piccolissimo collezionista. Ero specializzato essenzialmente in carta, perché la carta non è che abbia molto peso in Italia, almeno una volta non l'aveva. Quando nel 2000 ho aperto la galleria sono stato uno dei primissimi a puntare sui disegni, quando tutti puntavano sulla fotografia. Probabilmente il tutto nasce da questo amore che io ho avuto per la carta 7-8 anni prima, quando ho cominciato a collezionare. Il mio amore per l'arte viene da lontano; mio padre era uno di quelli che dava i soldi ai pittori (io vengo da Sarzana, che è un piccolo e ridente paesino). Non era certo un uomo ricco, aveva una serie di artisti che sovvenzionava...nessuno ha funzionato, nessuno. Però mi ha fatto un'iniezione di voglia di avvicinarmi al mondo dell'arte, dapprima in maniera un pochettino snobistica perché avevo dei disegni di alcuni di 'sti sfigatissimi personaggi; allora abbiamo incominciato a esporli a casa nostra... poi, piano piano, ho iniziato a interessarmi seriamente di arte e le cose sono cambiate. La cosa buffa è che collezionavo cose diversissime dalle attuali: Arcangelo, Iori, i romani Pizzi Cannella, ecc. Quando ho aperto la mia intenzione era di fare cose di questo genere. In realtà avevo fissato una mostra ad un artista – naturalmente, come sempre accade, ci sono delle spiegazioni al mio comportamento successivo – la quale mi ha subito abbandonato. A venti giorni dalla vernice una galleria potente come La Città di Verona ha intuito che poteva essere una brava artista e me l'ha fregata. Quindi io mi sono trovato improvvisamente nella necessità di cercare e non ho più finito. Questo è... L'intervista continua, scarica la versione completa in formato pdf: clicca qui http://www.perugiartecontemporanea.com/ |
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