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Merita un'introduzione.
Difficile spiegare ciò che è in divenire.
Proveremo,
proveremo a capire e comprendere.
In questo numero zero cercheremo di spiegare il nostro progetto.
questo numero è
solo un inizio.
La nostra idea.

Vogliamo addentrarci il più possibile nel fantastico mondo dell'arte, non attraverso la segnalazione di mostre e la recensione di eventi o artisti.
Vogliamo farlo attraverso le parole di chi, di questo mondo, ne ha fatto parte e ne è parte.

Gallerie,
webzine,
artisti,
associazioni,
istituzioni,
musei,
esperimenti,

come il nostro.

ibrig web magazine

Ibrig è un web magazine che tratta di arte e cultura.
Vuole essere uno sguardo sul sistema dell'arte che analizza, attraverso le sue interviste, i diversi soggetti che lo popolano. Intervisteremo artisti, galleristi, critici, istituzioni, curatori e tutti quelli che direttamente o indirettamente si occupano di arte mettendo in contrapposizione il mondo emergente con quello affermato per studiarne i punti di vista, le strategie e le idee.

Cercheremo il confronto per tentare di capire, creando un ponte virtuale e ideale tra due realtà che a volte si ignorano.

Attraverso i racconti di chi fa parte di questo mondo proveremo ad approfondire la ricerca; selezionando libri e testi cercheremo di offrire degli spunti a chi ci seguirà per riflettere ed approfondire.

per informazioni clicca qui

ibrig web magazine Braintwisting

intervista con Daniele Cascone, fondatore di braintwisting

Potete raccontarci come è nato il progetto Brain Twisting?

E' nato alla fine del 2001 e aveva un aspetto molto diverso da quello attuale. Quello che mi ha spinto a fondarlo è stato soprattutto il desiderio di parlare degli argomenti che mi appassionavano. Nei primi anni sono stato solo io a gestire sia i contenuti che la manutenzione del sito; successivamente si sono affiancati diversi collaboratori che hanno contribuito in qualità di redattori, trasformando il progetto in un vero e proprio web-magazine.

Quale era il vostro obbiettivo?

Semplicemente quello di creare un punto di incontro per quelle persone interessate ad un certo tipo di creatività presente soprattutto in rete. Brain Twisting non parla di arte a 360 gradi, ma vuole specializzarsi in un determinato settore e dedicare ad esso tutte le sue risorse.

Siete soddisfatti di quello che avete creato e del riscontro che avete ricevuto?

Si, sono soddisfatto, anche perchè non mi aspettavo minimamente tutto questo successo. C'è però un risvolto negativo: la mole di lavoro è aumentata a dismisura e, trattandosi di qualcosa di no-profit, è davvero arduo riuscire a continuare con questi ritmi e senza avere un minimo di fondi. Ragion per cui ultimamente il sito è in una fase di stallo. Sembra assurdo, ma l?enorme successo spesso si rivela un'arma a doppio taglio per progetti del genere.

Qual è il rapporto con il vostro pubblico?

In questo tipo di progetti solitamente si è più aperti al pubblico e allo scambio di opinioni. Purtroppo però, a causa del grande numero di richieste che arrivano giornalmente, ho dovuto rendere la parte dei contatti più fredda e schematica.

La cosa più bella che vi è capitata da quando avete iniziato...

Ci sono stati tanti avvenimenti in questi anni sicuramente mi ha dato soddisfazione vedere la risposta positiva dei visitatori, alcuni dei quali considerano Brain Twisting come qualcosa di indispensabile.

Cosa ne pensate del mondo dell'informazione in Italia e come giudicate il fenomeno free press?

Il mondo dell'informazione in Italia mi sembra un po' carente e pieno di troppi interessi che nulla hanno a che vedere con l'informazione stessa. Limitandomi però solo al settore 'arte e creatività', devo dire che ci sono diversi progetti nuovi che promettono bene. Certo, i più sono dei cloni nati solo per seguire una moda del momento. Ma è comunque positivo constatare che questi canali alternativi stiano cominciando a diffondersi.

Perchè avete deciso di usare il web come contenitore piuttosto che uno spazio fisico come poteva essere quello di una galleria?

Perchè ho sempre creduto nelle potenzialità del web! Una galleria ha finalità diverse da un progetto come Brain Twisting, oltre ad una minore visibilità e a dei costi maggiori. Gestire uno spazio espositivo reale vorrebbe dire aprire una vera e propria attività, con fini di lucro e obiettivi ben precisi. Su Brain Twisting, invece, sia io che i miei collaboratori abbiamo altre occupazioni primarie e non potremmo dedicarci ad esso a tempo pieno.

Qual è, secondo voi, l'effetto che ha avuto il web nella divulgazione e fruizione dell'arte?

Ha dato molto a chi non aveva la possibilità di entrare a far parte del circuito "ufficiale". Parecchia gente che non poteva far conoscere il proprio lavoro, si è affacciata in un mondo pieno di opportunità.

L'arte oggi: di tutti e per tutti?

Si, se guardiamo quello che sta diventando il web. No, se prendiamo in esame il classico modello di arte con il suo sistema spesso vincolato da cerimoniali e stereotipi.

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Potete raccontarci come è nato il progetto Ibrig?

Ognuno di noi è collegato a suo modo al mondo dell'arte: chi per lavoro, chi per interesse personale, e quando stiamo insieme affrontiamo spesso l'argomento, ci ritroviamo ad inaugurazioni, seguiamo le novità... si potrebbe quasi dire che il progetto Ibrig sia venuto da sè, come ulteriore passo del nostro percorso: nasce un pò per sfida e un pò per passione!

Qual'era il vostro obbiettivo?

Ci piacerebbe che Ibrig, attraverso le interviste e la collezione di testi, proponesse degli spunti di riflessione per comprendere un po' più a fondo il mondo dell'arte contemporanea; partiamo dal presupposto che non siamo nè critici nè storici dell'arte di professione, pertanto nessun giudizio personale;
approfondiremo ed evidenzieremo realtà particolari ed interessanti, da quelle di fama indiscussa a quelle magari meno conosciute, di nicchia, ma ugualmente vivaci e attive.

Siete soddisfatti di quello che avete creato e del riscontro che avete ricevuto?

Siamo contenti ed emozionati per questo nuovo progetto; per quanto riguarda il riscontro ricevuto, al momento non è possibile rispondere.

Qual è il rapporto con il vostro pubblico?

Idem come sopra.

La cosa più bella che vi è capitata da quando avete iniziato...

Nonostante tutto, aver pubblicato il numero 0.

Cosa ne pensate del mondo dell'informazione in Italia e come giudicate il fenomeno free press?

Il periodo di crisi che sta vivendo la stampa tradizionale invoglia molte persone a far riferimento alla stampa libera, realtà che consideriamo un'utile risorsa, ma non priva di insidie: la grande partecipazione di menti crea una grande quantità di contenuti che possono essere male interpretati se presi con troppa leggerezza.

Perchè avete deciso di usare il web come contenitore piuttosto che uno spazio fisico come poteva essere quello di una galleria?

Essenzialmente lo abbiamo fatto per una questione di costi.
Aprire una associazione culturale sarebbe stato bello, ma al momento irrealizzabile.
Abbiamo deciso quindi di iniziare nel web senza escludere la possibilità futura di proporre eventi sponsorizzati dal nostro sito.

Qual è, secondo voi, l'effetto che ha avuto il web nella divulgazione e fruizione dell'arte?

Lo stesso effetto ottenuto per tutte le altre informazioni che circolano al suo interno: l'utente deve essere in grado di filtrare e giudicare ciò che ha di fronte.
Per quel che riguarda il campo dell'arte, la sua divulgazione, come per la stampa libera in generale, ha avuto indiscutibilmente una forte spinta, diventando quasi di dominio popolare, ma si è creato anche un sottobosco di piccole realtà che inevitabilmente generano caos.
E' sempre più difficile distinguere ciò che ha una vera valenza artistica in un grande mare di informazione!

L'arte oggi: di tutti e per tutti?

Quella del valore sociale dell'arte è una tematica molto complessa, che dura da secoli; di certo si è evoluta verso una soluzione "di comunione", aperta a tutti: Dubuffet diceva addirittura: "Tutti sono artisti. Dipingere è come parlare o camminare." Attualmente, grazie anche alle nuove tecnologie di cui disponiamo, l'arte è sicuramente alla portata di chiunque ne sia interessato, ma resta da vedere il livello di consapevolezza del fruitore... Diciamo che l'arte è oggi finalmente per tutti, ma non tutti sono forse in grado di coglierla nella sua completezza e complessità.

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2. Un campo allargato.
tratto da:
Denys Riout "L'arte del ventesimo secolo - protagonisti, temi, correnti"
Piccola Biblioteca Einaudi

A partire dagli anni sessanta, l'impiego della nozione di avanguardia tende a sfumare, per poi scomparire dall'attualità. Contestualmente, il campo delle "belle arti", comprendente soprattutto la pittura e la scultura, si apre sempre più all'influenza di altri mezzi e altre espressioni artistiche, che concorrono alla formazione di una nuova categoria concettuale, quella delle "arti plastiche", infinitamente più comprensiva e inclusiva al proprio interno anche delle discipline legate alle "belle arti".
Tale evoluzione.....assume proporzioni senza precedenti quando arti e tecniche finora estranee alle "belle arti" entrano a far parte del loro universo. Gli happening, imparentati col teatro, la smaterializzazione dell'oggetto artistico, l'utilizzo del video e della fotografia, la presenza massiccia del linguaggio o dell'uso del corpo dell'artista come supporto dell'opera insieme ad ulteriori manifestazioni dell'espansione potenzialmente illimitata che caratterizza l'universo delle arti plastiche, promuovono l'avvento di un periodo nuovo. L'arte contemporanea - la denominazione ha sostituito quella di arte moderna, o d'avanguardia - si inscrive sostanzialmente sotto il segno del postmoderno, nozione fluida a proposito della quale tutti i commentatori concordano su un punto: essa sanziona la morte dei "grandi miti", una constatazione che accompagna inevitabilmente quella della "fine delle ideologie"
Immersi in un presente come questo, è facile riconoscere che il passato, con i suoi campi ben delimitati e le sue cittadelle teoriche, aveva sicuramente degli inconvenienti ma agevolava il compito dei vari protagonisti interessati al dibattito artistico. Costretti a prendere posizione, potevano liquidare interi capitoli dell'opera creativa dei meno ispirati

tra i contemporanei, perchè erano provvisti di certezze e dotati di argomenti tagliati su misura, anche se il loro taglio grossolano era fonte di guasti - in fondo il loro scopo era proprio questo. Di più. Dopo la fine delle avanguardie e la scomparsa dei termini di riferimento tecnici,anche i termini di riferimento stilistici si confondono. In occasione di un'intervista pubblicata nel 1963, Andy Warhol dichiara: "Come si può affermare che uno stile vale più di un altro? La prossima settimana vorrei poter essere un espressionista astratto, o un artista pop, o un realista, senza avere la sensazione di avere rinunciato ad alcunchè."
Beninteso, non dobbiamo allarmarci per questa rivendicazione di libertà favorita da una ritrovata tolleranza, anche se essa può facilmente condurre a un relativismo privo di interesse, dove tutto sembra andare, se non per il meglio, almeno verso il meglio nel migliore dei mondi dell'arte possibile, il nostro.
....L'esistenza delle arti plastiche - il nuovo paradigma - è oggi un fatto scontato, e nessuna cornice esterna può, a priori, circoscriverne i contorni. Tutto può diventare arte, ma non a qualunque condizione. Nel 1966, molti artisti avrebbero potuto sottoscrivere questa dichiarazione di Donald Judd: "Se uno afferma che il suo lavoro fa parte dell'arte, allora è arte?".
La convinzione dell'artista resta determinante ma il corpo sociale esige a buon diritto argomenti ben altrimenti convincenti. Tutti coloro che hanno oggi il compito dì decidere a nome del pubblico che cosa è e che cosa non è arte lo sanno bene. Quanto al pubblico in sé, quando non si disinteressa dei problemi dell'arte contemporanea, appare in molti casi smarrito, e più di uno storico dell'arte moderna condivide i suoi sentimenti di incertezza. Io faccio parte di questo gruppo.
Contrariamente a certi specialisti del duello a oltranza, preferisco adottare l'atteggiamento del giudice Waite, e sono propenso non tanto a pronunciare un verdetto che interesserebbe soltanto me quanto ad ascoltare le ragioni degli uni e degli altri.

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Why ibrig

Perchè ho deciso di sviluppare un progetto come IBRIG?
Perchè voglio capire, mi piacerebbe scoprire come funziona il mondo dell'arte, quali sono i meccanismi che lo muovono e le persone che lo abitano. Ascoltare il parere di coloro che vivono di questo mondo, giovani o affermati che siano, sicuramente mi darà modo di entrare in determinati ambiti che, altrimenti, difficilmente si conoscerebbero stando semplicemente ai confini. Ricercare testi, testimonianze, trattati o pareri di artisti e studiosi che hanno segnato in modo permanente la storia dell'arte mi aiuterà a comprendere come si è giunti al momento attuale e perchè.

About me

Nasco il 10 agosto del 1978, non so a che ora, ma so che non è stato facile. Mi affaccio al mondo con pigrizia e subito dimostro la mia indole molto riflessiva.
Tralasciando i travagliati curriculum scolastici, l'incontro che più segnò la mia vita fu quello con il World-Wide-Web. Subito cosciente delle grandi opportunità offerte dalla rete, l'ho usata, l'ho studiata e alla fine... beh la fine deve ancora arrivare.
Dal 2000 lavoro come sviluppatore, realizzo grafica pubblicitaria ma la maggior parte del mio lavoro si svolge nel web.

Matteo Simonetti

why ibrig

perchè credo nelle potenzialità del web, perchè amo e studio l'arte, perchè questo progetto è una bella occasione di ricerca e scoperta, di riflessione e crescita ed infine perchè mi piace l'idea-ibrig di scrivere senza commentare: niente conclusioni da parte nostra, pura informazione, stà al lettore l'ultima parola!

About me

Laureanda in "Storia e Tutela dei Beni Culturali".
Prima esperienza lavorativa nel campo dell'arte svolta a Padova come assistente all'interno della Galleria "Borromeo", ora approdata ad ibrig.net.


Elisabetta Vanzelli

Why ibrig

Sacra Romana passione? Forse... avete idea di quanta soddisfazione può dare un'intervista ben riuscita? Una buona presentazione, un'inchiesta argomentata?
Simonetti ha coinvolto Mercanzin e ora tutti e tre coinvolgiamo voi.

About me

Nato nel giorno della Madonna del Carmelo del 1977, saltino, nel 2001 consegue il diploma in pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia. Appassionato di cinema, il vecchio cinema delle comiche, degli attori di rivista (scrive una tesi sull'insoddisfazione artistica di Totò), del cinema d'animazione, ha realizzato qualche cortometraggio animato e non...
Si è altresì messo alla prova con la calcografia, la xilografia e la fotografia.
Attualmente è insegnante di sostegno in una scuola media di Padova, tiene dei corsi di pittura nel comune di Selvazzano e collabora con il mensile locale "LC Living the City".



Lugi Mercanzin
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